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RIUNIONE INDETTA DALLA MUNICIPALITA’ DI MESTRE

IL 7 MARZO 2007

Appunti di Paola Ciuoffo

del Comitato 17 settembre – Mestre allagata

Riunione lavori pubblici e dell’urbanistica della municipalità di Mestre Carpenedo

Secondo incontro Consorzio Dese Sile sul rischio idraulico.

Il moderatore anticipa che si tratta del secondo incontro sul rischio idraulico e che il primo si è tenuto il 18/2/07 e prenderà ancora la parola Del Rizzo direttore del consorzio Dese Sile a proposito degli interventi strutturali e del piano delle acque si superficie.

Considerato che è giunto il piano comunale delle acque viene fissato un incontro tra una settimana e precisamente il 14 alle ore 18 in Via Palazzo.

Prende la parola il prof. Sandro Simionato assessori ai lavori pubblici della terraferma veneziana.

- Come amministrazione Comunale, abbiamo provato a riprendere con convinzione, pur con tutti i limiti e come ho già fatto in comitato consiliare, il tema che credo non sia più rinviabile.

Me ne sono assunto , anche se non ne ho la responsabilità diretta, dei ritardi dell’amministrazione precedente e di questa.

Gli eventi problematici del 17 Settembre e per altri episodi, avvenuti in anni precedenti, in altre parti della città, ci obbligano ad assumere piena responsabilità rispetto al tema in questione.

Abbiamo un sistema che è in forte sofferenza.

La situazione è complicata e difficile rispetto alla quale abbiamo la piena consapevolezza che bisogna mettere in atto un coordinamento importante, aprendo percorsi burocratici e amministrativi non solo del Comune, ma da enti superiori come la Regione.

Quindi serve un coordinamento costante in quanto la drammaticità degli eventi del 17 settembre ci ha portato a fare riunioni ed incontri più disparati con i Consorzi, la Provincia e i rappresentanti delle Amministrazioni comunali dell’intero bacino.

La situazione dell’intero sistema è preoccupante e la situazione di Venezia, anello più debole che si trova alla fine del percorso delle acque, lo è ancora di più.

L’acqua scorre dalle montagne al mare e l’intero sistema di scolo che coinvolge i territori vicini viene raccolto tutto dal nostro territorio comunale.

Oltre a questo aspetto geografico, ci sono difficoltà determinate dall’uso del territorio che è stato

di un certo tipo fino ad ora.

Per la capacità di coinvolgimento e di coordinamento da noi richiesta, ci vuole consapevolezza di tutti verso tutti, nel giuoco complicato che è la tutela del regime delle acque.

Su questi temi gli sforzi collettivi sono determinati dallo schiaffo alquanto tosto che abbiamo preso il 17 Settembre.

Esiste del lavoro fatto, il piano delle acque è uno di questi.

Da un punto di vista gestionale, partendo dalle competenze di ciascuno, dai privati a tutti i soggetti che hanno in gestione e in cura i fossi e le acque, sono tutti indispensabili per reggere il sistema.

La collaborazione fattiva sembra ci sia, il tema purtroppo è quello delle risorse e la situazione è per questo estremamente critica poiché da anni le risorse per lavori strutturali non ci sono state, indipendentemente dalle scelte politiche.

E’ un problema nazionale: o si và alla salvaguardia di tutto il territorio o ci condanniamo all’alluvione permanente e al disastro.

Il consorzio di bonifica ha competenze di carattere manutentorio e rispetto alla rete, sono sempre di più i chilometri in cui intervenire.

Le risorse sono date esclusivamente dalle tariffe incassate dal consorzio per gli interventi di manutenzione.

Per gli interventi straordinari, si utilizzano altri canali: in primis la Regione che ha ammesso, anche davanti al Prefetto, che non hanno i finanziamenti dallo Stato, che non gli vengono trasferiti e che la situazione si trascina da anni.

Nella scala di importanza le fognature sono marginali rispetto le acque di superficie. Tutti i Comuni hanno uguale responsabilità nella complessità e nella difficoltà del sistema idraulico.

Abbiamo agevolato le varianti urbanistiche per consentire al Consorzio di spendere per le opere già finanziate, ma bloccate. Le abbiamo tirate fuori dai cassetti e ora ci assumiamo le nostre responsabilità fino in fondo.

E’ stato fatto il piano delle acque e lo abbiamo messo in essere, abbiamo contribuito insieme alla regione ad un primo piccolo numero di interventi previsti nel piano delle acque per 200.000,00 euro che riguardano alcuni interventi a Trivignano, Terraglio e Zelarino , Via Borgo Forte e Via Eridesio.

Su scelta non della Regione, ma su un progetto del Consorzio abbiamo fatto le scelte di detti interventi, indicati come prioritari, che non risolvono, ma aiutano situazioni critiche verificatesi in settembre e nel passato.

L’impegno e le capacità temporali che la gente si aspetta sono assolutamente irrealizzabili, perché

la tipologia degli interventi e il loro accumulo è tale che anche se trovassimo le risorse necessarie,

servirebbero anni e non mesi.

Alcune aziende di servizi come Vesta, garantiscono la pulizia dei pozzetti e nel momento in cui l’acqua arriva dovrebbe defluire più velocemente, resta inteso invece che l’adeguamento della rete fognaria è solo una parte del ragionamento complessivo.

Alcuni percorsi rallentati e fermati, ora andranno a sistema e avranno un minimo di coerenza, Viale S: Marco nei giorni scorsi ce lo ha insegnato.

Ho parlato da delegato del Sindaco perché mi sono trovato ad esserlo, il Comune non è

l’unico ad operare, ci sono degli interventi che fa Vesta, altri Veneto Strade, altri le Ferrovie.

Ci sono cantieri che convivono sul territorio, e i tempi di cantiere che noi stiamo cercando di ridurre, e facciamo il possibile perché durino solo il tempo previsto e per diminuire il disagio che causano alla cittadinanza.

E’ opportuno e necessario avere la visione complessiva della situazione.

Nel rispetto della legge, stiamo provando ad utilizzare appalti che tutelino un po’ di più i cittadini,

ma purtroppo non tutti i cantieri sono uguali.

Per i cantieri stradali funziona il sistema del massimo ribasso, con premio sull’anticipo dei giorni sulla fine dei lavori, è dove l’impresa fa margine di guadagno, ma non sappiamo se tale premio è trasferibile ai lavori della rete fognaria.

Prende la parola il direttore del Consorzio Dese Sile Lorenzo Del Rizzo

- Lo scopo di questo incontro è di fare un momento di formazione, capire come agiamo negli altri ambiti con franchezza anche se fino ad ora non è stato nello stile del Consorzio.

Franchezza che ora è un’aspettativa legittima come ho già detto l’altra volta, anche per evitare attacchi diretti.

Io mi estraneo dalla mia posizione e non difendo il Consorzio, sono un tecnico e non un politico, metto a nudo le cose che un cittadino deve sapere.

Vedo che siete più dell’altra volta e mi scuso se ho fatto meno copie di quante siano necessarie (estrae copia dello stato dei lavori).

Ho l’impressione che in una città d’acqua come la nostra, varrebbe la pena non esaurire l’argomento dell’acqua in sole due volte, ma è bene farsi venire in mente le cose.

Nel piccolo elaborato che vedete , ho fatto l’elenco di tutto quello che si sta facendo .

Vi parlo di come sono organizzate le cose:

Elementi importanti sono i contributi e le spese che gli otto impianti di idrovore Tessera, Altino,

Campalto, ecc. che insieme sollevano 240 metri cubi al secondo.

La gestione e la manutenzione di circa 1000 chilometri di canali di cui circa 200 nel comune di Piombino Dese, 62 chilometri di questi non sono mai stati oggetto di manutenzione, se l’avessero avuta non avremmo avuto il problema della piena, il volume dell’invaso sarebbe stato sufficiente .

Come vedete, abbiamo messo nell’elaborato quello che è coperto e quello che ancora non lo è.

Quindi nel piano sono indicati quanto si spende e quando sono iniziati i lavori, vedete la piantina

Si tratta di interventi che stanno tutti in questo territorio.

In rosso sono evidenziati i Comuni e il comprensorio parte da Treviso e da Resana:

Tutto ciò che succede a Venezia, non si crea a Venezia, ma è legato al sistema fognario, ciò che è integrato è un sistema che parte da lontano, tutto lungo l’asta del bacino.

Il problema del progetto fermo per es. a Scorzè, se non lo attiviamo subito, è tutta acqua in più che arriva a valle e non è più un problema diventa un dramma.

Vedete, gli interventi sono evidenziati e si vede la legge di riferimento, nelle opere idrauliche un capitolo è il bacino scolmante, quindi la legge speciale, lavori per la tutela del territorio con finanziamenti statali e finanziamenti dei comuni e di altri enti.

La fonte del denaro, e poi affronto il problema, la fonte del finanziamento determina i tempi di realizzazione dell’opera.

Il canale scolmante, non è una scuola, che è un’opera non puntuale, ma è a rete, che vuol dire che si lavora coinvolgendo una moltitudine di persone.

Abbiamo bisogno di uno strumento urbanistico che dice che in quel punto verrà realizzata un’opera, quindi ci vuole una variante urbanistica che ci obbliga a relazionarci con il comune coinvolto, è un’opera di difesa del suolo.

La legge speciale per Venezia attualmente è finanziata un po’ meno e in futuro lo sarà sempre meno.

Interviene Simionato:

- è stata fatta la scelta del Mose.

Continua Del Rizzo

- La legge difesa del suolo ha finanziato poco o nulla ed è una legge finanziata.

Per la sicurezza idraulica, avremmo bisogno di 98 milioni di euro, ma per tutta la difesa del suolo italiano ci sono 120 milioni di euro.

Ci sono altre leggi speciali tipo quelle emanate dalla Protezione Civile che hanno un iter e tempi completamenti diversi.

Quando c’è un decreto della Protezione Civile, il riconoscimento della calamità permette un iter totalmente rapido che va in deroga e accorcia i tempi amministrativi.

In situazione commissariali, l’opera viene realizzata in tempi brevissimi

Per es. la gara per lo scolmatore di Noale ci vogliono 11 mesi per progettare e realizzare l’opera,

mentre per es. questo progetto dal 1999 verrà realizzato forse entro il 2010.

E’ più facile realizzare l’opera che farsela approvare.

Noi siamo un ente che ha 72 persone delle quali la metà operai che eseguono lo sfalcio e che deve gestire una situazione del genere.

Pensate che per un piccola gara da 250 mila euro abbiamo ricevuto 196 offerte e quindi immaginate il lavoro che ci sta dietro.

L’assessore diceva che il Sindaco gli ha dato poteri speciali per poter lavorare in tempi più veloci, ma noi siamo in una situazione totalmente commissariabile.

E’ un’idea che abbiamo traslato all’assessore Regionale perché non arriveremo mai a risolvere la situazione.

Anche se non tutti sono d’accordo, quest’inversione c’è, ma è troppo breve, dicono che l’introduzione di PAT, anche se noi più di qualche lottizzazione la mandiamo indietro.

Il comune di Venezia, appena dopo il primo incontro, ha dato uno stop agli interventi e sono contento della consapevolezza della gravità.

Un conto è rispondere ad una lottizzazione, un'altra cosa è rispondere ad una casetta.

In realtà noi del Consorzio, ma anche gli altri che hanno ereditato parte delle competenze del Genio Civile, sfalciamo i canali, siamo gli operai, a cui poi si è aggiunto il coordinamento per la progettazione idraulica di 45000 ettari di superficie.

Anche se può far piacere la consapevolezza del rischio idraulico non si sa se abbiamo la capacità di portare a termine i lavori.

Senza nascondere nulla, oltre a Venezia, Mogliano, Marcon , non per fare la Cassandra, ma si ha l’impressione che il sistema non è più governabile.

La seconda cosa di cui voglio parlarvi, è la questione dell’ambiente, la tabellina che vi ho dato, è per una situazione di trasparenza, si può fare di più e sapere come sono composte le spese.

Vorremmo dare l’impressione che l’ente non è una scatola vuota, ma è in continuo movimento.

Mi collego al discorso fatto con il consigliere Davide Ascanio, forse dovremmo spostare i nostri interventi più che al non fare e all’opzione progettuale zero.

Per esempio se ci danno i finanziamenti per sistemare un canale, come tutti i progetti dobbiamo fare la valutazione di impatto ambientale, possiamo mettere in sicurezza creando delle golene aperte, o fare altre scelte.

Tra le diverse opzioni, c’è la scelta di dire all’autorità di non fare nulla e di non spendere il denaro.

E se scelgo l’opzione zero, tra quanto tempo tornerò sotto acqua? È una logica che riguarda poco le opere di idraulica, è sufficiente che in maniera condivisa, un canale sia uno strumento per valorizzare una risorsa.

Interviene Ascanio

- Intendevo l’opzione zero riguardo le nuove costruzioni siamo una zona già troppo urbanizzata.

Continua Del Rizzo

- Nella riunione con il prefetto, si è parlato di marmellata urbanistica spalmata sul territorio, Ma per esempio l’acqua si può infiltrare al suolo magari con delle apposite aperture, tamponi fitodepuranti, o per vivificare corsi d’acqua o corridoi ecologici o per irrigare.

A Noale per la Crosarona gli 8oo mila euro del collettore di acqua pubblica, che corre a 70 metri da un’asse stradale trafficatissima dalla Castellana a Treviso, abbiamo proposto una pista ciclabile , abbiamo criticato invece dove viene tombato il canale.

Dobbiamo creare una siepe per fitodrenare per opere di carattere ambientale, sfruttare l’argine per la pista ciclabile, non sprecare l’acqua, ma con la siepe creare un corridoio ecologico paesaggistico.

Un’opera pubblica deve rispondere al principio olistico.

Deve servire tutte le funzioni,

Non voglio fare la Cassandra, ma tutto il territorio si è abbassato di 5 o 6 cm negli ultimi anni.

Sull’acqua si consumerà il conflitto del futuro e noi stiamo pensando di fare il peggio. Tutta l’acqua noi la portiamo velocemente al mare perché né Venezia, né Noale, né Castelfranco possono andare sotto acqua,

Quindi la logica del non fare andrebbe valutata per il disordine urbanistico del nostro territorio.

Il prefetto ha detto che non siamo più in grado di gestire la marmellata urbanistica che abbiamo spalmato sul territorio.

Dovremmo invece conservare l’acqua, farla infiltrare creare golene piene di alberi dove l’acqua possa andare invece dei canali veloci.

Certo tutto questo avrebbe dei costi non sostenibili con le leggi attuali.

Siamo arrivati alla resa delle armi, se uno prende visione del piano regionale di finanziamento.

Vengo al secondo punto che accennerò soltanto perché l’Amministrazione Comunale ha aperto un tavolo di discussione con la cittadinanza.

Sul piano delle acque possiamo mettere mano e risolvere, con alcuni interventi, delle priorità anche se per tutto ci vorranno decenni.

Nell’esempio di prima dal 1999 finiremo nel 2010, dobbiamo distinguere la progettualità dagli interventi che si possono fare e che abbiamo già fatto per quasi tutti i nostri comuni del nostro comprensorio 8 (opere strutturali).

Abbiamo capito che non è cattiva volontà, quanto la mancanza di risorse, ma la mancanza di conoscenza: uno strumento ha senso solo se viene condiviso con i cittadini.

Abbiamo creato uno studio con il Magistrato alle acque, il Genio civile per le acque alte, i due consorzi di bonifica,Vesta che gestisce le acque di superficie; così possiamo verificare lo stato di manutenzione di ogni singola parte.

E’ fondamentale sapere quali sono le competenze e così mettere tutti di fronte alle loro responsabilità.

La conoscenza rischia di diventare un’arma a doppio taglio perché il cittadino può chiedere rispetto e l’ente può essere inchiodato alle sue responsabilità.

Sappiamo per esempio che il collettore Cattal in un certo tratto esonda ed è dichiarato criticità 1.

Sapere vuol dire cominciare a capire come si può mettere a posto per risolvere la criticità.

Il piano delle acque parla di manutenzione, perché se la manutenzione non viene fatta,…

E’ bene in questo territorio individuare l’importanza di quel collettore e quindi, a prescindere dalla proprietà, deve essere manuteso.

Abbiamo anche ipotizzato il costo a metro annuo, sappiamo che se l’importanza è 1, 2, 3, conosciamo quanti soldi ci servono annualmente per la manutenzione.

Quindi si tolgono gli alibi a chi di competenza.

All’inizio dell’anno possiamo già stabilire il costo di manutenzione e gli interventi di tipo puntuale si possono risolvere allora con il finanziamento del Comune di 500 mila euro che si aggiunge a quello di 2oo mila della Regione,

Il ns. consorzio ha avuto 3milioni di euro di danni che serviranno per poter tornare alla situazione di rischio precedente.

Ma almeno questi possono essere interventi che evitano in un contesto specifico di andare sotto 2 o 3 volte l’anno.

Il consorzio comunque non autorizzerà mai dando un parere favorevole ai lavori di non compatibilità idraulica.

Per concludere, l’altra volta ho detto le competenze del consorzio, dico ora con la mentalità del cittadino che i mille km di questo territorio devono essere manutesi.

E’ importante che si faccia la manutenzione anche perché il consorzio ha aggiunto ai 700 mila euro

le regole e la conoscenza del territorio.

Interviene Ascanio

- Il direttore del consorzio, mi ha rubato il ruolo dicendo cose vere su cui spero visto che c’è l’Assessore e alcuni consiglieri faremo tesoro, non continuiamo a parlare a compartimenti stagni scolleghiamo il cervello e presentiamo il Pep sulle zone umide e ce ne sbattiamo di tutti gli altri riflessi sul territorio, invece di valutare un’opera pubblica olisticamnete.

Si deve ripristinare il paesaggio come era prima del sacco del territorio.

Interviene il Sig. Meneghin

– Il consorzio è l’ente più adatto, ha le capacità, ma quello che manca è la fognatura ho detto più volte e ho scritto articoli chiedendo e lo faccio ora a Simionato voglio che venga il Comune e Vesta, a spiegarsi e a dirci delle fognature come ora ha fatto il consorzio è questo che manca non si parla mai delle fognature che sono la cosa più importante .

 

Prende la parola la Sig.ra Ciuoffo

- ribadisce la richiesta del Sig: Meneghin anche a nome dei comitati coordinati allagati

Risponde Simionato

- La situazione della gestione delle acque di superficie è un pezzo del sistema complessivo , oggettivamente le acque miste in tutto il territorio sono una presenza quantificata di acque parassite che vanno in modo improprio nella rete fognaria .

I dati, di Vesta ed è Razzini in commissione che con il nostro impegno a portare a verifica il sistema della progettazione stiamo chiamando Vesta all’assunzione di responsabilità determinate da difficoltà oggettive.

Vesta è un’azienda in cui l’amministrazione ha una significativa fetta di responsabilità e dovrebbe essere agevolata in questo.
Si rimanda tutto ad un altro incontro

 

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Ultimo aggiornamento: 12-01-09.